Se ne parlerà il prossimo 7 aprile, a Roma, nel primo incontro del ciclo di appuntamenti sulla Medicina digitale, promosso da AiSDeT
Il Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale (CERGAS) dell’Università Bocconi di Milano ha stimato in Italia la prevalenza di OSA (Obstructive Sleep Apnea) moderata-grave nel 27% della popolazione generale, con una prevalenza complessiva di OSA lieve e medio-grave di oltre 24 milioni di persone nelle età comprese tra i 15 e i 74 anni (54% popolazione adulta).
Dal punto di vista pratico i medici italiani del SSN hanno diagnosticato solo 460.000 pazienti moderati-gravi (4% della prevalenza stimata) e 230.000 pazienti sono stati trattati (2% della prevalenza stimata), evidenziando un divario sostanziale tra la diagnosi e il trattamento.
L’ OSAS o Sindrome delle apnee ostruttive del sonno – dice Matteo Siciliano, Dirigente Medico Pneumologo, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma – è una condizione cronica in cui il respiro si interrompe per brevi periodi, quando si dorme. Tale situazione non permette un sonno di buona qualità e quantità, comportando inevitabilmente gravi problemi di salute nei pazienti che ne sono affetti.
L’utilizzo di soluzioni di telemedicina in questo contesto può aiutare il medico a controllare la CPAP (Continuous Positive Airway Pressure), una macchina che assicura la ventilazione durante il sonno, mediante una maschera indossata dal paziente durante la notte o eventuali momenti di riposo diurni
Il suo obiettivo – precisa Siciliano – è quello di mantenere aperte le vie aeree del paziente grazie all’incremento della pressione dell’aria in ingresso alle vie respiratorie. Integrare la ventilazione della CPAP con un sistema di telemedicina vuol dire controllare a distanza i livelli di pressione erogata dalla CPAP e monitorare eventuali aumenti nella difficoltà respiratoria, intervenendo modificando il flusso pressorio.
In particolare, il monitoraggio, nel tempo, del flusso pressorio e quindi dei dati di monitoraggio, permette anche di individuare precocemente eventuali comorbidità, ad esempio, di natura cardiovascolare.
La telemedicina – conclude Siciliano – applicata alle OSAS promette decisamente processi assistenziali più appropriati, ma, purtroppo, si tratta ancora di attività assistenziale non remunerata e non messa a sistema nei processi di cura delle Aziende sanitarie come prestazione e, dalle esperienze avute, non sempre il paziente accetta lo strumento della telemedicina per il monitoraggio della patologia apnoica e preferisce il contatto continuo con il medico”.
Vai al programma dell’incontro: https://www.aisdet.it/index.php/2025/03/09/i-appuntamento-medicina-digitale-e-patologie-la-cura-delle-apnee-ostruttive-del-sonno/